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Regime forfettario: quando conviene?

Il regime forfettario è il regime di vantaggio naturale per le nuove imprese individuali, nonché una possibilità per quelle già in essere (in determinate circostanze). A dispetto di quello ordinario (semplificato o meno), il forfettario non prende in considerazione i costi sostenuti per lo svolgimento dell’attività. Il paradigma RICAVI-COSTI=BASE IMPONIBILE lascia spazio al calcolo forfettario di quest’ultima sulla base di aliquote di rivalutazione del fatturato, variabili a seconda dell’attività. Alla base imponibile verrà poi applicata l’imposta unica sostitutiva del 15% (5% se si tratta di start-up).
Per approfondire il tema del regime forfettario e dei requisiti per rientrare nell’aliquota agevolata del 5% vi rimandiamo ai seguenti articoli:
– regime forfettario: http://www.areaprofessionisti.it/il-regime-forfettario/
– aliquota al 5%: http://www.areaprofessionisti.it/regime-forfettario-e-ulteriori-agevolazioni-per-nuove-attivita-start-up/

È di fondamentale importanza, una volta chiaro a livello teorico il funzionamento del regime, capire se è conveniente per la propria realtà imprenditoriale.
Spesso tale regime viene approcciato con l’idea che, essendo un regime agevolato, abbia, oltre i minori adempimenti, anche un costo di mantenimento inferiore. Questo, seppur spesso vero, deve essere sempre visto come un aspetto decisamente secondario, in quanto non sempre minori adempimenti e minori costi consulenziali sono sinonimo di risparmio finale.
Di fatto, in molti quando scelgono questo regime ignorano il fatto che, oltre a non dedurre nessun costo della propria attività, non avranno accesso in sede di dichiarazione alle detrazioni per moglie e figli a carico, per interessi di mutuo, per spese di ristrutturazione e risparmio energetico, per spese sanitarie e per qualsiasi altra spesa normalmente detraibile nel regime ordinario.
Come capire allora quando scegliere il regime forfettario?
Tale regime nasce principalmente per agevolare le nuove attività, con un occhio ai giovani imprenditori che spesso non hanno ancora una autonomia familiare e immobiliare.
Prendiamo un neo professionista (avvocato, commercialista, consulente del lavoro, ecc..). In base alla normativa questa figura rientra nell’aliquota di rivalutazione forfettaria del 78% (fatturo 100 euro, la base imponibile è 78 euro) con tassazione dell’utile al 5%. Risulta evidente che qualora nello svolgimento della professione i costi sostenuti non superino il 22% (100%-78%) del fatturato, e in una situazione di assenza di spese detraibili, il regime sarà molto conveniente. La normativa attribuisce di fatto una percentuale ipotetica di costi forfettari (22%) più alta di quella effettivamente sostenuta.
Prendiamo ora un agente di commercio che fattura con ritenuta d’acconto, usa e cambia l’auto spesso, ha moglie e figlio a carico, con casa acquistata da poco con mutuo e spese di ristrutturazione. In una situazione del genere, dove le spese deducibili (si spensi solo all’acquisto dell’auto), quelle detraibili (moglie e figlio a carico, interessi sul mutuo e spese di ristrutturazione) e le ritenute subite in fattura rappresentano un importantissimo abbattimento della base imponibile prima e dell’imposta lorda poi, è altamente antieconomico aderire al regime di vantaggio.
Prendiamo poi una attività di ristorazione, dove gli acquisti vengono fatti al 22% di iva e si vendono i prodotti all’aliquota ridotta al 10% per somministrazione di alimenti e bevande. In breve tempo con un regime ordinario si creerebbe un credito iva spendibile in compensazione. Tale situazione non sarebbe possibile in un regime forfettario in quanto è un regime esente iva, ovvero non vede l’applicazione dell’iva in uscita.
Da questi esempi estremi si può dedurre che non sempre aderire al regime forfettario rappresenta un reale vantaggio. Diversamente, con la totale e corretta visione della propria situazione, possibile solo col supporto di un professionista, può rappresentare una vera manna a livello fiscale.

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