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Normative urbanistiche: un ventennio di Leggi e Decreti “flop”!

Con il presente, andrò ad analizzare l’effetto negativo che le professioni tecniche hanno subito, in seguito all’approvazione di Leggi, Norme e Decreti, proposti dallo Stato Italiano, come “strumento di crescita e sviluppo urbanistico”, e che alla fine, si sono rivelati delle armi a doppio taglio per l’urbanistica Italiana e le professioni collegate ad essa, già poste alla gogna da una crisi economica generalizzata e da tempo, prese di mira dai repentini aumenti delle imposte e da una imposizione contributiva che non trova ancora risposte adeguate agli infiniti dubbi che ancora permangono e vengono posti. Quanto riportato vuol essere una cronistoria degli eventi normativi al fine di far chiarezza sul decadimento della categoria dei “Geometri” e quindi, delle professioni tecniche, non immaginando minimamente di proporre commenti politici faziosi.
2001 – LEGGE OBIETTIVO” – L. 443 “ –
“Lasciandoci dietro il periodo di Tangentopoli, rivolgiamo la nostra curiosità all’anno 2001 periodo politico nel quale il “Governo Berlusconi” approvava la “Legge Obiettivo” (L. 443 del 2001 – www.camera.it abrogata nel 2017 con l’approvazione del Nuovo Codice dei Contratti e Appalti), la quale aveva lo scopo di programmare l’ammodernamento delle infrastrutture e di definire a livello normativo, finanziario ed operativo, la realizzazione delle opere pubbliche, definite strategiche e di preminente interesse nazionale, non solo in riferimento al “Sistema Alta Velocità T.A.V”, alla quale veniva concessa la priorità assoluta dal Ministero delle Infrastrutture e del Tesoro, ma considerando l’intero patrimonio urbanistico dichiarato ormai obsoleto.
“….Con tale Legge veniva messa da parte qualsivoglia pianificazione e lettura della domanda: bastava la dichiarazione di “opere strategiche per l’emergenza e la somma urgenza”, per mettere fuori gioco deliberazioni e programmazioni locali e provinciali (Cit. Alberto Ziparo – Urbanistica e legalità 3)”
Iniziando dall’infrastruttura della T.A.V. (opera ad oggi non ancora edificata), la Legge in se prometteva lo sviluppo infrastrutturale del Paese garantendo quindi l’accrescimento del lavoro e lo sviluppo urbanistico. Per le opere in questione, i Ministeri mettevano a disposizione, per un decennio, un programma di finanziamenti annuali (circa 12 miliardi di euro) che ammontava a 125,8 miliardi di euro, avendo solo a disposizione “appena” 43,2 miliardi di euro disponibili al momento dell’approvazione della Legge e dovendo così procacciare i rimanenti 82,6 miliardi di euro; o per mezzo di finanziamenti pubblici ancora da erogare e ben promessi, o attraverso l’intervento di Partners Privati. La corruzione a quanto pare, sconfitta da “Mani Pulite” nel decennio precedente (1992/2000, riemergeva nel primo decennio del 2000 e non si faceva attendere, fino ai più recenti scandali del MOSE e dell’EXPO. In definitiva delle 250 opere approvate, per una spesa totale di 370 miliardi di euro, solo pochissime rimanevano terminate, le restanti incompiute (Sassari Olbia) o addirittura abbandonate. La corruzione rilevata dalla DIA sull’opera pubblica Roma-Napoli nel 1998/99 per mano della Camorra organizzata e ‘Ndrangheta Calabrese, continuava quel “Sistema” preminente che aveva distinto il periodo di Tangentopoli. Dalla Legge in questione, comparivano quindi nuovi fascicoli nei Tribunali Italiani già affollati da procedure urbanistiche, andando così ad inficiare il lavoro tecnico con il blocco dei rispettivi Cantieri.
2004 – PIANO PAESAGGISTICO REGIONALE – L.R. n. 8 del 25/11/2004 – Per il 2004, era segnato un importante appuntamento per l’urbanistica Sarda per mezzo della Giunta Soru, che il 25/11/2004, approvava l’omonimo Decreto (L.R. n. 8 del 25/11/2004 – http://www.regione.sardegna.it/j/v/80?v=2&t=1&c=72&s=1538 ).
Con la su citata Legge Regionale il settore dell’Edilizia in Sardegna, che fungeva da volano fin dalla Ricostruzione del Paese dal 1946, passando per il Decreto Floris nel 1983, riceveva un “colpo basso”, decretando la chiusura di numerose medie imprese, mettendo così in cattive acque gli studi tecnici professionali (Geometri, Ingegneri, Architetti) che iniziavano a vedere carenti i propri fatturati . Con tale Legge, ci si proponeva di dar respiro al Settore del Turismo placcando l’edificazione sulle coste.
Il Governatore della Sardegna, Renato Soru, così commentava alla Confartigianato nel settembre del 2004 “dietro tali decisioni vi è una strategia basata sullo sviluppo turistico interno che va oltre i mesi estivi. Il turismo non può più essere identificato con quello costiero e perciò con l’edilizia. Anche noi crediamo nel turismo integrato, basato non solo su spiagge, sole e mare ma anche sulla cultura e sulle tradizioni locali. Ma si può fare turismo integrato senza penalizzare quello costiero che deve fare da traino per le località più interne». (Cit. Nuova Sardegna del 05/09/2004 – Luigi Soriga).
E’ pur chiaro che l’Isola aveva bisogno di uno strumento urbanistico, atteso da anni, che come il P.P.R., regolasse l’attività edilizia nelle coste, ma non ci si aspettava che determinate zone omogenee come quella dell’”Agro” (Z.O. “E”) potessero divenire “Zone dimenticate” dal Legislatore. Per brevità mi riferisco all’ambito urbanistico più trafitto da tale Legge, il quale aveva a suo tempo sostenuto l’economia della Città di Sassari e l’economia Sarda, in assenza di sviluppo industriale e metalmeccanico. A livello locale si modificava nettamente il tessuto urbanistico passando drasticamente da un “lotto minimo”, da garantire, di 2500 mq ai fini dell’edificazione, ad un lotto minimo di 3 ha del 2005 decretando così l’inedificabilità assoluta, di quella Zona Omogenea che, agli elettori tecnicamente profani, si presentava ancora edificabile. Si correggeva quindi il tessuto urbanistico dell’”Agro” sottraendo la potenzialità economica insita nelle Zone “E”, brindando quindi, alla costituzione di un grande “Eden Sardo” a discapito delle imprese locali e delle categorie tecniche.
Attualmente il nuovo P.U.C. del Comune di Sassari con l’art. 3 delle N.D.A., recepisce a pieno il P.P.R. dando priorità alla “Salvaguardia del Paesaggio e alle Energie rinnovabili” ma ancora una volta dimentica, di definire, i Servizi di primaria importanza non perfezionando le urbanizzazioni, così da innalzare la qualità della vita ai residenti delle zone “E” una volta per tutte. Già, l’economia immobiliare strozzata dalla stretta delle banche, circa l’erogazione dei mutui, dal 2009 al 2017, ha subito un calo dei valori immobiliari del 21% su base nazionale, ma è anche vero che la crisi del mattone, ancor di più, è stata incrementata localmente da uno strumento urbanistico inadeguato.
In conclusione, una Legge che ha moderato l’attività edilizia nelle coste, ha favorito il fallimento di tanti investimenti, ma non ha sviluppato il Settore Turistico, deprimendo la media impresa e le professioni tecniche di tutta l’Isola. Dal 2005 al 2008 i tecnici, liberi professionisti e i Tecnici istruttori, hanno brancolato nel buoio, sbattendosi ad un sistema burocratico contorto, che non lasciava adito ad alcuna norma sensata che tutto garantiva, fuor che l’edificazione di salvaguardia e che proponeva ambiti non tutelati, promuovendo l’edificabilità anche a 100 mt dalla costa. L’insieme di questa confusione tecnica, veniva ancor di più accentuata dal disinteressamento dei Consigli Nazionali e degli Ordini professionali locali, preposti per la tutela del lavoro tecnico e del cittadino. Altro giro altra corsa.
2008 – PIANO CASA Decreto Legge n. 112 del 25/06/2008 – Al fine di risollevare le sorti dell’edilizia, nel 2008, la politica economica del Centro Sinistra, dava spazio a quella di Centro Destra per mezzo del Governo Berlusconi, che approvava un nuovo Decreto Legge n. 112 del 25/06/2008 “Disposizioni urgenti dello sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” nel quale art. 11 – Piano Casa – si definivano i criteri e le intenzioni dello Stato Italiano….. al fine di superare in maniera organica e strutturale il disagio sociale e il degrado urbano………
Il Decreto inizialmente era rivolto alla fascia sociale con problemi di reddito e integrazione, in riferimento alla stabilizzazione dell’edilizia economico abitativa, proponendo incrementi del patrimonio abitativo.
La Regione Sardegna approvava la L.R. 8/2015 fornendo ai tecnici e ai cittadini uno strumento utile per “….. la riqualificazione e il miglioramento della qualità architettonica ed abitativa, dell’efficienza energetica del patrimonio edilizio esistente, la limitazione del consumo del suolo e la riqualificazione dei contesti paesaggistici e ambientali compromessi esistenti nel territorio regionale..” così come riporta l’art. 1 comma 2 della stessa Legge, passando dalla precedente D.I.A. alla S.C.I.A. (L. 122/2010).
La L.R. 8/2015 (Piano Casa Sardegna) con l’ausilio del portale, al tempo denominato S.U.A.P., andava a modificare e integrare quelle che erano le norme dettate dalla L. 23/85 fornendo la possibilità nelle Zone “E” di edificabilità solo agli imprenditori agricoli a titolo principale (Capo V) per la salvaguardia dei territori rurali, proponendo così, un recupero dello stesso ambito urbanistico, ai fini del superamento delle condizioni di degrado, inaccettabile e con clausole troppo restrittive, sottraendo possibilità al singolo cittadino e alla Categoria dello “Sviluppo” promesso. In seconda analisi venivano proposti incrementi volumetrici delle Zone A,B,C,D,E,F e G, dimenticando di normare le Zone “F” (Turistico ricettive) fino al 2017, anno di emanazione di un Parere Prot. 7843/DG da parte dell’Assessorato degli Enti Locali Finanza e Urbanistica del 27/02/2017 nel quale veniva specificata la “possibilità di ampliare edifici non destinati ad Attività Turistico Ricettive in zona “F” oltre la Fascia dei 300 mt dalla linea di battiggia marina” il quale dettava possibilità di incremento volumetrico solo per i disabili. In riferimento alle Zone “E” e alle Zone “F” sembrerebbe quasi che tale Legge faccia delle distinzioni Sociali a discapito del singolo cittadino, che non rientra nelle su scritte categorie (imprenditori agricoli e disabili), una Legge di nicchia non per tutti a livello sociale, ma neanche per tutti in quanto troppo costosa, in riferimento al contributo richiesto dai vari Enti circa l’obbligo del Posto Auto nelle Zone “B” e i rispettivi oneri urbanistici.
Non potendomi dilungare, in quanto al contrario si dovrebbe stilare un trattato di “Urbanistica”, in definitiva ritengo che le Leggi su scritte, abbiano avuto un impatto economico disastroso, per quello che poi era l’intento iniziale,
(Sviluppo, rimodernamento urbanistico, promozione delle energie rinnovabili e rilancio del Turismo locale con conseguente aumento della mole lavorativa) e abbiano imposto delle procedure amministrative ancora non all’altezza dello snellimento burocratico per tanti anni promesso dallo Stato Italiano.
Con il presente articolo, ho esposto in maniera generalizzata, quelle che possono esser state le cause del decadimento delle Professionalità Tecniche. Nel prossimo articolo “proverò” ad analizzare la responsabilità tecnica di categoria

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