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Le modifiche alla Mini- IRES, “salvo intese”

Tra le novità più interessanti della Legge di Bilancio 2019, c’era certamente la riduzione dell’IRES. Questa misura prevedeva lo sconto di nove punti percentuali sull’aliquota IRES, relativamente agli utili che venivano reinvestiti in azienda per acquisti di nuovi beni strumentali o per l’assunzione di nuovo personale dipendente con contratto a tempo determinato e indeterminato. La ratio della riforma potrebbe rintracciarsi in una politica di incentivi allo sviluppo tecnologico, alla patrimonializzazione delle imprese e all’incremento occupazionale.
Il provvedimento introdotto in contemporanea all’abrogazione dell’ACE (l’aiuto alla crescita economica in vigore dal 2011), diminuiva ulteriormente l’aliquota IRES, già ridotta nella Legge di Stabilità del 2016 dal 27,5% al 24%, facendola attestare al 15% dal 2019. Tuttavia il nuovo taglio non riguardava l’intera imposta, ma soltanto quella relativa agli utili accantonati a riserve diverse da quelle di utili non disponibili e destinate specificamente agli investimenti di cui sopra. Per quanto poi riguardava i beni strumentali, si precisava che non rientravano tra questi immobili e veicoli non strumentali, mentre per il personale la condizione è che fosse destinato al territorio nazionale e che si dimostrasse un incremento occupazionale riferibile all’attività commerciale. In altre parole il taglio all’aliquota c’era, ma a determinate condizioni e dimostrava difficoltà applicative al momento del calcolo tecnico. Difficoltà avvertite anche dal mondo delle imprese, tanto che il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, quando la Legge di Bilancio era ancora in discussione a Novembre, aveva definito la “Mini IRES” come “troppo complessa” e sottolineato la sconvenienza rispetto agli incentivi del Piano Industria 4.0, che si pensava potesse andare in pensione, visto l’avvento della nuova misura. Durante l’Audizione “Disegno Legge di Bilancio 2019” Boccia dichiarava: “Evidenziamo, in proposito, che la cd. mini-IRES potrebbe avere un impatto tra lo 0,6% e l’1% del costo dei beni acquistati, contro il 7,2% del superammortamento al 30%”. Ciò che quindi era auspicabilmente un aiuto alla crescita si rivelava all’atto pratico di difficile applicazione e meno conveniente economicamente rispetto alle misure che si proponeva di sostituire.
Le ragioni enunciate hanno spinto il MEF a rivedere la normativa e il 4 Aprile, a soli quattro mesi dall’approvazione della finanziaria, il Governo ha approvato il Decreto Crescita che ha riscritto e modificato significativamente la “Mini-Ires”. In sostanza sono stati eliminati i requisiti di destinazione degli utili reinvestiti in beni strumentali e nell’assunzione di nuovo personale dipendente, semplificando così le complessità applicative, ed è stato completamente rivisto il taglio all’aliquota: non si passa più dal 24% al 15% ma la riduzione dell’IRES avverrà in maniera graduale negli anni con uno sconto di un punto e mezzo percentuale, a partire dal 2019, fino ad attestarsi nel 2022 al 20%, attraverso progressivi sconti. Nel DEF 2019 si legge: “le imprese potranno beneficiare di una riduzione – in quattro anni – dell’aliquota IRES applicabile agli utili non distribuiti; l’IRES passerà al 22,5 per cento nel 2019, 21,5 per cento nel 2020, 20,5 nel 2021, 20 per cento dal 2022, a prescindere dalla destinazione specifica degli utili all’interno dell’azienda”.
Il Decreto Crescita che prevede la modifica sostanziale alla Mini-IRES è stato approvato negli scorsi giorni “salvo intese”, una condizione sempre più ricorrente, che riserva al Governo la possibilità di modificare il disegno di legge prima di sottoporlo al Parlamento. In sintesi, la legge non è ancora effettiva e lo sarà soltanto al momento della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. È consigliabile, quindi, attendere l’approvazione definitiva e la pubblicazione della legge, prima di considerare la modifica come data e dare adito al classico effetto annuncio, ingenerando aspettative e confusione tra i contribuenti e i professionisti del settore. L’approvazione definitiva è prevista entro maggio, scongiurando nuovi interventi. Non ci resta che attendere.

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