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L’avvalimento negli appalti pubblici: un’occasione per accedere al mercato della PA?

Capita sovente che consultando un bando per una gara di appalto pubblicato da un’Amministrazione pubblica un’impresa riscontri la carenza di uno o più requisiti, di capacità economico – finanziaria o tecnico – professionale, previsti per poter presentare offerta finalizzata all’aggiudicazione del servizio, lavoro o fornitura pubblica. I requisiti mancanti all’impresa rappresentano, pertanto, un ostacolo apparentemente insormontabile, magari anche per pochissimi elementi (tempo di esecuzione di un servizio analogo, ad esempio, di poco insufficiente rispetto a quello previsto, od anche un fatturato specifico relativamente all’aver svolto servizi analoghi leggermente inferiore rispetto al minimo previsto nel bando).
A tal proposito, per tutelare la massima concorrenza imprenditoriale e permettere così la maggior partecipazione possibile agli appalti, da parte delle imprese italiane e non, unitamente a garantire alle Stazioni Appaltanti (le PA) un ventaglio di aspiranti fornitori potenzialmente il più ampio possibile, il nostro ordinamento ha previsto la possibilità di ottenere “in prestito” i requisiti di carattere economico, finanziario, tecnico e professionale da altra impresa non concorrente nella gara che li possieda secondo quanto stabilito dallo specifico bando di gara.
Infatti, il Codice degli Appalti (D. Lgs. 50/2016) all’art. 89 disciplina questa particolare opportunità per le imprese che, magari per la prima volta si affaccino al mondo degli appalti pubblici permettendo così alle stesse di maturare, in caso di aggiudicazione del servizio, fornitura o lavoro per cui si concorra, i requisiti che permetteranno loro di partecipare a successive ulteriori procedura di gara od anche fornire a loro volta avvalimento ad altre imprese.
Il rapporto tra impresa che fornisce i requisiti (ausiliaria) ed impresa che li utilizza (ausiliata) sono definiti sin dalla presentazione della partecipazione alla gara della concorrente ausiliata, nel contratto di avvalimento che necessariamente deve essere presentato alla Stazione Appaltante in tale circostanza. L’avvalimento così pattiziamente definito tra i due operatori economici può essere sia a titolo oneroso che a titolo gratuito, sulla base delle effettive scelte dell’impresa ausiliaria.
Certo è che tale “cortesia” da parte dell’impresa ausiliaria risulta non essere senz’altro indifferente in termini di responsabilità per la stessa ed il suo legale rappresentante, in quanto quest’ultima si lega solidalmente all’impresa partecipante ausiliata per le eventuali carenze contrattuali che quest’ultima possa determinare in occasione dell’esecuzione dell’appalto eventualmente aggiudicato, come peraltro stabilito dal co. 5 dello stesso art. 89.
Inoltre, per non determinare l’invalidità dell’avvalimento e la conseguente automatica esclusione dalla procedura, bisogna porre particolare attenzione nel redigere le dichiarazioni sostitutive ad opera di entrambe le imprese coinvolte in tale tipo di rapporto, che peraltro può anche sfociare in un ulteriore contratto di subappalto dove l’impresa ausiliaria, a cui è vietato partecipare singolarmente alla stessa procedura ed anche ausiliare altra impresa concorrente nella medesima gara, può ben divenire a sua volta esecutore di un servizio o lavoro, entro i limiti quantitativi di cui all’art 105 del Codice, nell’ambito del servizio o lavoro per conto dell’impresa ausiliata aggiudicataria.

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