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10 luglio 2016

La rivoluzione dei 730 – Vantaggi e insidie dei moduli precompilati

Lo scorso 30 ottobre il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva il decreto legislativo riguardante le semplificazioni fiscali, in attuazione dell’art. 7 della delega di cui alla legge 11 marzo 2014, n. 23, la quale prevede l’introduzione della dichiarazione dei redditi precompilata per i pensionati e i lavoratori dipendenti. Secondo le stime dell’Agenzia delle Entrate 20 milioni di italiani dal prossimo anno non dovranno più consegnare il 730.

Questa norma configura un importante cambiamento nel rapporto tra contribuenti e intermediari, e si propone di “semplificare” il sistema fiscale. Sarà una vera “semplificazione”? Analizziamo il provvedimento con i suoi vantaggi e le possibili insidie.

I DESTINATARI

Dal 2015, primo anno di sperimentazione del modello, la nuova dichiarazione sarà proposta a coloro che presentavano il 730 o il modello UNICO con le caratteristiche del 730: dipendenti, pensionati, con principali redditi fondiari che detraggono e deducono le spese più comuni (sanitarie, assicurative, previdenziali).

QUANDO E DOVE

Il modello precompilato arriverà “direttamente a casa” ma non per posta: dal 15 Aprile 2015 sarà consultabile dagli utenti che hanno un account sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Il grande vantaggio di poter ricevere il 730 “a domicilio” nasconde la prima importante insidia: considerando il target di riferimento, è possibile che il modello non venga recapitato a tutti i contribuenti interessati. I pensionati in particolar modo avranno meno possibilità di accedere alla propria dichiarazione, avendo meno dimestichezza col web. Inoltre il servizio di consultazione dovrebbe avvisare con un “alert” gli interessati, ma questa opzione non è ancora stata vagliata.

Resta comunque salva, per i non utenti del sito dell’Agenzia delle Entrate, la possibilità di rivolgersi al datore di lavoro o a i Caf per farsi consegnare la dichiarazione.

COME SARÀ IL NUOVO 730

Il nuovo modello conterrà i dati dei redditi da lavoro o da pensione, previa comunicazione all’Agenzia delle Entrate da parte delle aziende o dell’Inps, i redditi dei fabbricati, gli interessi passivi su mutui e polizze a vita, dati utili alle detrazioni spettanti per la previdenza integrativa: questi dati verranno inviati entro marzo all’Anagrafe Tributaria da banche, assicurazioni ed enti previdenziali. Dal 2016 verranno incluse in dichiarazione anche le spese sanitarie, comunicate da medici, ASL e farmacie, grazie ai dati raccolti dalle tessere sanitarie.

Il modello e la modalità di precompilazione sono assolutamente affascinanti, tuttavia anche questa novità cela possibili debolezze strutturali: è davvero ipotizzabile un pieno coordinamento (entro la scadenza) di tutti gli attori coinvolti? Facciamo l’esempio delle spese sanitarie: specialisti e medici di famiglia saranno in grado di comunicare puntualmente e in maniera specifica i dati dei propri pazienti? Saranno tutti muniti di un apposito lettore? E se il paziente, come spesso accade, dovesse dimenticare la tessera sanitaria?

LE INTEGRAZIONI E I TERMINI

A risolvere i probabili primi errori delle dichiarazioni precompilate e a procedere ad eventuali rettifiche e integrazioni penseranno i commercialisti e i centri di assistenza fiscale. É prevista, infatti, la possibilità per il contribuente di ricorrere alle “vecchie” modalità di presentazione. Entro il 7 luglio, chiunque intenda integrare o rettificare deduzioni o detrazioni che crede che non gli siano state riconosciute, potrà rivolgersi agli intermediari abilitati. Per commercialisti, consulenti e Caf sarà una nuova sfida: si troveranno davanti ad un modello non predisposto da loro, con criteri da decodificare e con un tempo più limitato per raccogliere la documentazione (il lasso di tempo tra aprile e luglio). Inoltre potrebbero non disporre di tutta la documentazione utile, avendo meno tempo per poter seguire il cliente dal punto di vista dell’ordine, degli adempimenti e, non ultimo, da quello consulenziale. Si ritroverebbero a fare un doppio lavoro. A che prezzo?

IL SISTEMA SANZIONATORIO

I professionisti che dunque decideranno di seguire il contribuente nella rettifica del modello precompilato saranno responsabili degli errori in sede di dichiarazione. Se infatti la trasmissione da parte del sostituto non ha particolari insidie dal punto di vista della responsabilità, CAF e intermediari che apporranno al 730 il visto di conformità, pagheranno a caro prezzo l’errato controllo dei dati documentali: l’errore in dichiarazione comporta il pagamento dell’importo dell’imposta, degli interessi e della sanzione nella misura del 30% (1/8 se si presenta la dichiarazione integrativa entro il 10 novembre). Un’ unica ancora di salvataggio: la possibilità, difficilmente dimostrabile, che la veridicità dei dati sia inficiata da colpa o dolo del contribuente.

Considerata quindi la responsabilità in capo agli intermediari è lecito ipotizzare che molti di questi si asterranno dalle pratiche più insidiose, oppure caricheranno gli onorari dei possibili rischi dati da una maggiore responsabilità.

Chiariti quindi i punti focali dei nuovi 730, spetterà al contribuente se definire la novità come opportunità o minaccia. Le opzioni saranno due: accettare il modulo precompilato dall’Agenzia delle Entrate o continuare a rivolgersi (probabilmente ad un prezzo più elevato) ai professionisti abilitati. La decisione è nelle mani del contribuente.

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