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La relazione tra fatturato, utile e flussi di cassa

Nella pratica professionale, ci si ritrova spesso a dover risolvere un importante questione che preoccupa i nostri clienti: la non corrispondenza tra l’utile comunicato e il conto in banca. In alcuni casi possiamo ritrovarci di fronte a fatturati e utili alti, e saldi di banca non altrettanto virtuosi (nelle gestioni più “audaci” anche prossimi allo zero). Le ragioni di queste differenze sono molteplici e saranno valutate in questo articolo. Ne citiamo alcune: le tempistiche fra incasso e pagamento, gli investimenti a breve e lungo termine, i finanziamenti e molto importanti, i calcoli degli ammortamenti. La soluzione è avere innanzitutto coscienza delle differenze che ci sono tra queste importanti misure e quindi un ottimo sistema di pianificazione e controllo valutato settimanalmente.

Il fatturato

Il fatturato è la somma dei ricavi risultante dalle fatture emesse. Questa prima misura è certamente la più affascinante, specie per chi guarda alla potenzialità del proprio business con gli occhi del principiante. Le analisi e le statistiche del fatturato sono utili per valutare le politiche commerciali dell’azienda, la quota di mercato, la redditività dei prodotti o servizi venduti, le performance della forza vendita. La bontà di una decisione sul prezzo di un proprio prodotto sarà valutata ottimamente attraverso l’analisi storica del fatturato. Tuttavia il fatturato non corrisponde sempre all’incassato, è questo concetto che ci troviamo spesso a dover spiegare ai nostri clienti. Nel caso delle fatture a pagamento differito (es. 90 giorni) l’aumento di fatturato che si registra oggi, si rifletterà nel conto in banca solo al momento del pagamento effettivo. Da questo ne derivano importanti implicazioni fiscali, specie in determinati periodi dell’anno: fine anno nel caso di IRPEF, IRES o IRAP, fine trimestre o mese nel caso dell’IVA.

L’utile

L’utile è la differenza tra i ricavi e i costi della nostra attività. La misura sulla quale andremo a calcolare le imposte e dalla quale, una volta versate queste, risulterà l’utile netto. I ricavi non sono necessariamente i proventi da fattura della gestione caratteristica dell’azienda ma nascono anche da altre attività come ad esempio dai redditi da locazione.
In questo frangente il momento più importante è quello della gestione dei costi. Gli acquisti, così come le vendite, potranno essere differiti o dilazionati, pertanto il beneficio della distribuzione nel tempo del pagamento inciderà sempre sull’utile nell’immediato. Se consideriamo un pagamento a 60 giorni di una fattura con datata 30 dicembre (cioè “a cavallo dell’anno” fiscale), registreremo un costo nell’anno, mentre l’uscita si determinerà nell’anno successivo. Risultato: a dicembre avremo un utile inferiore per via del costo e un conto di banca/cassa più elevato; a febbraio un uscita di cassa e un utile superiore (poiché non ci sarà più il beneficio del costo registrato l’anno precedente).
Nel caso invece degli ammortamenti, la spesa si sostiene in una data precedente mentre i costi verranno dedotti nel tempo per la vita residua del bene o secondo le aliquote fiscali. Esempio: se acquisto un macchinario e lo pago oggi 10.000 euro, ammortizzandolo al 10%, potrò dedurre per 10 anni un costo di 1.000 euro dai miei ricavi. Risultato: immaginando di avere ricavi (e nessun altro costo) per 20.000 euro, oggi avrò un utile di (20.000- 1.000) 19.000 euro a fronte di un uscita di 10.000 euro. Nei prossimi anni, nella stessa situazione, avrò lo stesso utile, ma a fronte di uscite pari a 0.
Questi esempi dimostrano come non sempre ci sia corrispondenza tra costi ed uscite, quando potremo beneficiare oggi di costi che si manifesteranno finanziariamente in futuro o viceversa .
Per questo è necessario monitorare i flussi di cassa.

I flussi di cassa

Il flusso di cassa (o cash flow) corrisponde alla differenza tra entrate ed uscite monetarie in un determinato periodo di tempo. In maniera semplificata, la disponibilità di denaro di cui posso usufruire nell’immediato: il saldo di banca e la cassa. L’analisi dei flussi di cassa permette di capire quanta liquidità è in grado di generare l’impresa.
Quando l’attività operativa permette di incassare e di pagare in tempi rapidi, sostenendo costi inferiori ai ricavi, si dice che l’impresa è in grado di generare flussi di cassa positivi. Questo è positivo perché in base alla liquidità generata dall’attività di tutti i giorni, l’imprenditore è in grado di prendere impegni a spettro temporale più lungo, per investimenti in attrezzature, materiali o immobili.
Se invece non si è in grado di incassare in tempi rapidi, occorrerà negoziare condizioni di acquisto che permettano pagamenti dilazionati, al fine di pareggiare il più possibile il timing di entrate ed uscite. E’ questo che genera i maggiori problemi ai nostri clienti. E che noi dobbiamo spiegare e seguire con attenzione.
Quindi l’obiettivo deve essere quello di avere flussi di cassa stabili o quantomeno prevederne la volatilità nel breve e nel lungo termine.
La soluzione è quella di pianificare le scelte di acquisto, di investimento, di finanziamento e le politiche di produzione e di vendita, attraverso la predisposizione di budget che permettano all’imprenditore di prevedere gli scenari futuri e, attraverso un costante monitoraggio degli scostamenti, di prendere le decisioni più adeguate al fine di mantenere l’equilibrio ottimale tra fatturato, utile e flussi di cassa.

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