Da qualche giorno sulle reti nazionali passa uno spot che ha destato molto interesse tra gli addetti ai lavori, soprattutto tra i Commercialisti, i quali ne sono protagonisti.

Lo spot fa parte di una campagna biennale, finalizzata a portare in televisione la voce e la professionalità dei 120.000 Professionisti iscritti all’Albo con lo slogan ‘Utili al Paese’, che il Consiglio Nazionale dei Commercialisti, si legge in una nota, “ha deciso di realizzare per valorizzare l’immagine della categoria, rilanciandone sia l’identità, sia il ruolo sociale ed economico a livello nazionale”. (ANSA)

l Consiglio ha affidato a Lorenzo Marini Group l’incarico per lo sviluppo del progetto, il quale aveva già curato altri progetti anni fa con il concept “Utili al Paese”, registrando un importante successo in termini di reputazione.
L’obiettivo del progetto – scrive il gruppo – è quello di valorizzare nuovamente l’immagine del Professionista, ridefinendo l’identità della categoria e il loro ruolo sociale ed economico a livello nazionale.

Se questi sono gli slogan, la realtà è che pochissimi Professionisti erano al corrente che le casse del Consiglio avessero finanziato un progetto del genere, il quale ha generato pareri discordanti: da chi ne ravvede un messaggio identitario, a chi invece coglie l’amarezza di una visione immaginaria lontana dalla realtà quotidiana.

L’autorevole figura del Dott. Felice Ruscetta, Presidente della Fondazione ADR Commercialisti, già Consigliere Nazionale dei Dottori Commercialisti ai tempi della prima campagna nel 2009, parla dello spot come l’intento di rilanciare un’immagine diversa del Commercialista, quella di un Professionista che non è solo un fiscalista ma svolge tante altre attività, ben elencate nello spot: quindi sì, fiscalisti, sì professionisti delle tasse ma anche tanto altro. Quello di professionisti delle tasse – afferma Ruscetta – è un ruolo guadagnato sul campo, visto che la quasi totalità dei contribuenti si rivolge al Commercialista anche se non c’è un’esclusiva per questa categoria, e questo ruolo va difeso in quanto rappresenta un’attività fondamentale. Non si può negare che questa è l’attività principale della categoria ma questo non deve impedire di far sapere agli stessi contribuenti che il Commercialista si occupa di tanti altri aspetti dell’economia e della finanza, conclude Ruscetta.

Il problema di fondo del discorso, oltre quello della percezione della figura del Professionista da parte della società, è che, anche volendo, la normativa degli ultimi anni non ha aiutato la categoria ad uscire dalla melma degli adempimenti tributari e fiscali ma, anzi, l’ha affossata ancora di più con novità – professate come semplificazioni – che si sono dimostrate disastrose al loro impatto: fatturazione elettronica, nuovi ISA, per citare i più recenti.

Lo sforzo del Comitato nel ricordare alla società che il Commercialista non è solo il professionista delle tasse ma molto altro, sicuramente manda un messaggio identitario e di orgoglio, ma dall’altra parte crea il paradossale pericolo che la società se lo ricordi e ne prenda atto, cogliendo in fallo tutti quei Professionisti, piccoli o medi, che da quella melma burocratica non riuscirebbero a muoversi e scostarsi.

In molti ravvisano che lo svilimento della professione ha raggiunto questi livelli a causa della poca incisività del Consiglio al tavolo delle trattative coi vari governi che si sono avvicendati ultimamente, facendo sì che il Professionista, più che essere utile al Paese, lo fosse solo per gli apparati burocratici e finanziari dello Stato, ai quali risponde per tutti gli adempimenti incessanti.

Oltre agli spot, quindi, una vera semplificazione fiscale sarebbe il messaggio migliore da mandare alla società ed ai Professionisti stessi, in quanto, per concludere parafrasando, lucidare una bella auto è sicuramente un atto di amore e orgoglio, ma se le ruote sono a terra non potrà che rimanere ferma lì dove stava.